mercoledì 22.05.2019
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Agrobiodiversità e cultura rurale

Museo all'aperto dell'olio di Brisighella

L’olio extravergine che si produce nelle terre collinari di questo borgo medievale faentino è stato il primo ad ottenere la Dop. Oggi un percorso lungo le strade dell’areale, porta alla scoperta della pianta e del ciclo produttivo.

foto_10Una gita all'aperto tra gli olivi di Brisighella

Il museo dell’olio di Brisighella è una delle azioni più recenti per valorizzare il patrimonio olivicolo secolare di queste terre e l’intero ciclo produttivo: dalla cura della pianta fino alla vendita del prodotto.

Da Faenza a Firenze in pochi chilometri di strada si attraversa un paesaggio così diverso per fisionomia dalla pianura, da farcela dimenticare. Siamo a Brisighella, borgo medievale al centro dell’areale dell’olivo brisighellese il cui microclima specifico e la natura del suolo hanno favorito la selezione di alcune cultivar autoctone che conferiscono caratteristiche di tipicità all’olio extravergine qui prodotto.

Il museo dell’olio di Brisighella, realizzato nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Leader Plus, è un percorso all’aperto che si snoda lungo le strade dell’areale, individuate proprio perché esse racchiudono il giacimento più antico ed insieme il sito più moderno per la produzione dell’olio: il Frantoio sociale presso la Cooperativa agricola brisighellese (Cab). Il percorso conta sette soste segnalate da nicchie informative. Si parte da via Valletta: un territorio caratterizzato da una predominante esposizione a sud dei pendii collinari disposti ad anfiteatro con piantagioni di ulivo che risalgono a centinaia di anni fa. Durante il percorso ci si imbatte nei “casotti”, piccoli fabbricati adibiti a servizio del coltivatore. Si prosegue lungo il percorso per un incontro ravvicinato con le piante: circa novantamila olivi nell’areale di Brisighella, l’80% dei quali appartiene alla varietà Nostrana di Brisighella, da cui si produce il prestigioso olio extravergine, che è stato il primo in Italia ad ottenere, nel 1996, la Denominazione di origine protetta (Dop). Se si ha la fortuna di passare nella stagione della raccolta dei frutti (novembre) è facile assistere alla brucatura, la tradizionale raccolta delle olive operata manualmente.

Varietà e coltivazione

Tre sono i tipi di coltivazione: a vaso (con tronco ed alcune branche che partono dallo stesso punto e si sviluppano verso l’alto), a monocono (con tronco unico fino alla cima) ed a cespuglio (la pianta si sviluppa spontaneamente). Una breve passeggiata lungo il sentiero costeggiato da olivi consente di osservare anche piante di altre varietà, come ad esempio la Ghiacciola, varietà autoctona pressoché sconosciuta, utilizzata come impollinante, che produce splendidi frutti diversi da quelli della Nostrana per la particolare forma a limoncino. Dalla Ghiacciola si ottiene un prodotto esclusivo dalle caratteristiche marcate e facilmente riconoscibile: l’olio extravergine di oliva Nobildrupa. Nella quarta nicchia si gode lo spettacolo maestoso della Vena del Gesso romagnola con la sua vetta più alta, il monte Mauro: i gessi sono costituiti da ben sedici strati, rocce gessose e colline calanchive, eredità lasciata dall’evoluzione geologica del territorio. La quinta nicchia è collocata in prossimità dell’ingresso alto del parco del Carnè, un’oasi verde di 44 ettari, caratterizzata da ampie zone boschive di roverella, carpino nero, orniello, acero e sorbo. Il parco custodisce anche ambienti sotterranei che solo esperti speleologi possono visitare: grotte, abissi, doline ed inghiottitoi, a testimonianza della lunga e persistente attività carsica connessa alla presenza della catena del Gesso. Quest’ambiente così distante dall’olivo in realtà è strettamente funzionale alla coltura, in quanto offre protezione dalle correnti fredde. Muovendosi in direzione della sesta nicchia si entra in una zona di grande valore agricolo: via Valloni, che ci conduce dentro il giacimento dell’areale di produzione. Circondati da olivi, si osservano altre varietà: l’Orfana e la Colombina; in particolare dalla prima, che è un’oliva da tavola, si ottiene un olio monovarietale denominato “Orfanello”: fruttato, fresco, delicato, ottimo per l’alimentazione dei bambini. Gli impianti più recenti sono caratterizzati da un un sistema di coltura specializzata, mentre nei più antichi l’olivo è promiscuo con la vite. Questa promiscuità ha una ragione storica: in valle del Lamone la coltivazione dell’olivo era praticata soprattutto nelle proprietà terriere del clero. Le campagne erano coltivare perlopiù a vigna, con qualche centinaio di piante di olivo. Le famiglie contadine che lavoravano i terreni tenevano una piccola parte dell’olio per l’autoconsumo, la restante veniva commercializzata dall’amministrazione della proprietà. Questa situazione si è protratta nel tempo con alti e bassi, legati anche all’esodo dei contadini verso la pianura, fino a circa trent’anni fa. La svolta decisiva si ha nel 1970 con la Fondazione del Frantoio sociale da parte della Cooperativa agricola brisighellese, sede della settima nicchia museale.

Qualche appuntamento… gustoso

La visita al frantoio è interessante soprattutto durante il periodo di lavorazione (novembre-dicembre), quando è possibile prenotare visite guidate sia per scolaresche che per gruppi di turisti. Qui si trova anche un punto vendita ricco dei prelibati prodotti di Brisighella. Le domeniche di novembre offrono quattro importanti occasioni per associare la visita al museo con gustose iniziative quali “Le delizie del Porcello”, la “Sagra della pera Volpina e del formaggio stagionato”, “Sua maestà il tartufo” e soprattutto la “Sagra dell’ulivo”.

Vademecum del visitatore

mappa_10Per informazioni contattare:
Cooperativa Agricola Brisighellese

via Strada, 2 - 48013 Brisighella (RA)
tel. 0546 81103

info@brisighello.net

http://www.cittadarte.emilia-romagna.it/luoghi/ravenna/museo-all-aperto-dell-olio-di-brisighella

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Pubblicato il 01/09/2014 — ultima modifica 06/08/2018
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