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Gennaio 2017 Anno 45, n. 1

Mensile della Regione Emilia-Romagna.

Editoriale

Agroalimentare: corre l'export, un trend da consolidare

Gennaio 2017 150x100 Alla fine del dicembre scorso sono stati resi noti i dati relativi al commercio estero dei primi nove mesi del 2016 e le indicazioni per il sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna sono incoraggianti. Dall’analisi svolta da Unioncamere regionale, infatti, emergono alcuni punti che meritano una riflessione, anche con particolare riferimento all’agroalimentare.

Le esportazioni dell’Emilia-Romagna nel complesso, nei primi tre trimestri dello scorso anno, sono aumentate dell’1,5% in valore, contro un dato medio nazionale positivo ma decisamente più limitato dello 0,5%. Le altre regioni che partecipano in misura più importante all’export nazionale sono andate meno bene: +0,4% la Lombardia, +0,7% il Veneto, -4,9% il Piemonte.

In questo contesto, l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna ha fatto anche meglio: le esportazioni del settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca) sono cresciute del 7,3%, raggiungendo gli 866 milioni di euro; quelle dell’industria alimentare hanno raggiunto i 3.664 milioni, con un incremento dell’1,5%. L’agroalimentare nel suo insieme, con un aumento complessivo delle esportazioni del 2,4%, ha così raggiunto un peso sulle esportazioni regionali pari al 10,4%, con una crescita delle vendite all’estero superiore rispetto alla media nazionale.

Sempre con riferimento all’agroalimentare nel suo insieme, inoltre, nei primi 9 mesi del 2016 si è registrata anche una contrazione delle importazioni del 2,8%; il che ha consentito al saldo commerciale di passare in positivo, anche se per soli 43 milioni di euro. Scendendo a un maggiore livello di dettaglio, dal punto di vista degli aggregati merceologici, se le esportazioni di carni e derivati nei primi nove mesi del 2016 sono diminuite del 1,9%, di contro si evidenzia innanzitutto un aumento del 10,1% per i prodotti lattiero-caseari, oltre a una crescita del 2,8% per i preparati e le conserve di frutta e verdura e un +2,5% per il vino e le bevande.

Tra i Paesi di destinazione dell’agroalimentare regionale si confermano ai primi quattro posti, nell’ordine, Germania (con una quota del 19,2%), Francia (14%), Stati Uniti (6,9%) e Regno Unito (6,7%). È evidente che questa struttura dei flussi di destinazione delle esportazioni regionali lascia aperte sia opportunità, sia possibili criticità. Da un lato la Brexit potrebbe avere effetti negativi, anche se non necessariamente nel breve termine, prima di tutto per l’eventuale perdita di potere d’acquisto dei consumatori britannici dovuta alla svalutazione della sterlina. D’altro canto, la nuova amministrazione Usa potrebbe essere tentata di applicare misure restrittive sul nostro export, anche se ciò sembra decisamente meno rilevante per l’agroalimentare rispetto ad altri settori.

Al contrario, il rafforzamento del dollaro Usa, che già ha favorito la crescita delle nostre esportazioni verso il Paese nordamericano negli ultimi due anni, rappresenta un’importante opportunità per rafforzare la nostra posizione. Le recenti iniziative regionali a sostegno di una nostra presenza rafforzata su questo mercato vanno quindi nella giusta direzione. Ma non c’è tempo da perdere.

Gabriele Canali, Economia e politico agroalimentare, Università Cattolica Sacro Cuore Piacenza e Cremona

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Pubblicato il 06/02/2017 — ultima modifica 06/02/2017
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