mercoledì 13.12.2017
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Innovazione in agricoltura protagonista a R2B 2017

Due progetti su Parmigiano Reggiano e viticoltura presentati all'edizione in corso di Research to Businnes.

Ricerca e innovazione strumenti insostituibili in agricoltura per promuovere lo sviluppo e tradurre concretamente il trasferimento di conoscenze tra università, centri di ricerca e imprese. È questo l’obiettivo dei  Gruppi operativi per l’innovazione (Goi), protagonisti della sessione dedicata all’agricoltura all’interno di R2B Research to Businnes, la fiera organizzata da Regione Emilia-Romagna, Aster, BolognaFiere in collaborazione con Smau che si è aperta a Bologna.

“In quest’edizione di R2B, strettamente legata al G7 Ambiente che si tiene a Bologna - ha spiegato all'inaugurazione l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli - presentiamo due progetti  che si occupano della qualità dei suoli, in strettissima coerenza con i punti principali dell'accordo Cop 21di Parigi sul clima siglato l’anno scorso. Riguardano due settori strategici per la nostra agricoltura e le produzioni di qualità, come il Parmigiano Reggiano e il vino. Due prodotti chiave per i quali migliorare la gestione del suolo ha un forte impatto sul sequestro di carbonio e sulle emissioni climalteranti.  Si tratta dunque di coniugare la sostenibilità con pratiche sul campo e con una ricaduta concreta sulle imprese agricole e il sistema agroalimentare”.

L’Emilia-Romagna è la prima in Italia e tra le prime in Europa ad aver attivato i Gruppi operativi per l'innovazione (Goi), individuati dall'Unione europea per sviluppare la ricerca e l'innovazione in agricoltura. Finora sono stati finanziati dalla Regione attraverso il Programma di Sviluppo Rurale (Misura 16) 52  progetti, molti dedicati allo sviluppo di buone pratiche orientate a diminuire l'impatto ambientale delle attività agricole, contribuendo al miglioramento della qualità dei suoli, delle acque e per la riduzione delle emissioni in atmosfera dei gas climalteranti. Dopo i primi 12,6 milioni stanziati nel 2016, la Regione Emilia-Romagna ha messo sul piatto una seconda tranche da 5,4 milioni per il finanziamento di quattro nuovi bandi rivolti ai Goi. 

I due progetti presentati oggi a R2B

Il primo PRATI_CO Parmigiano Reggiano, avviato in collaborazione dal Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia, la società di pedologia I.Ter e alcune aziende agricole, individua le pratiche di buona gestione per favorire il sequestro di carbonio nei suoli, migliorare la caratterizzazione della sostanza organica; sviluppare metodi per misurare e monitorare il carbonio organico nel suolo. È  stato finanziato al 100% con un contributo di oltre 167mila euro.

Il secondo progetto PRO-VITERRE, realizzato in collaborazione tra Università Cattolica del Sacro Cuore, I.Ter e aziende agricole del territorio piacentino e ravennate,  riguarda le buone pratiche agronomiche per la conservazione dei suoli nei principali ambienti vitivinicoli della collina emiliano-romagnola. Obiettivo verificare l’effetto delle principali gestioni del vigneto (inerbimento spontaneo tra le file, lavorazione totale, file alterne di lavorazione totale e inerbimento spontaneo tra le file, cover crop) sulla protezione del suolo dall’erosione idrica superficiale e sul mantenimento della sostanza organica. Sono previsti monitoraggi in campo in aziende collocate in ambienti pedologici diversi. È stato finanziato con un contributo di oltre 170 mila euro.

Cosa sono e cosa fanno i Goi

I Gruppi operativi per l'innovazione (Goi) sono partenariati tra aziende agricole, enti di ricerca - pubblici o privati - e altre tipologie di impresa con il compito di individuare soluzioni tecniche o organizzative applicabili ai singoli casi concreti, cioè con una ricaduta immediata a vantaggio delle aziende agricole coinvolte nei progetti. Proprio per questo motivo i Goi, che sono una delle più importanti novità della nuova programmazione del Psr 2014-2020 , possono beneficiare di aiuti che coprono integralmente  le spese sostenute per progetti di particolare rilevanza sociale, ad esempio per la lotta contro i gas serra.

L’importante è che della compagine societaria facciano parte almeno un’azienda agricola e un ente di ricerca, riuniti in un “patto” a termine per portare avanti un progetto d’innovazione in campo agricolo. Ai Goi possono aderire anche organizzazioni di produttori e interprofessionali, enti di formazione e di consulenza, aziende di commercializzazione e trasformazione del settore agroalimentare. Giascun Goi deve presentare un piano operativo della durata massima di 36 mesi.    

La loro attività spazia dal recupero e salvaguardia della biodiversità, alla valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti agricoli a scopi energetici, agronomici e alimentari per lo sviluppo della cosiddetta “bioeconomia”. Dallo studio di sistemi tecnologici avanzati per la riduzione delle emissioni in atmosfera dei gas serra prodotti dagli allevamenti, agli interventi in campo agricolo e forestale per favorire la conservazione e il sequestro di carbonio.

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Pubblicato il 09/06/2017 — ultima modifica 09/06/2017
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