ArtArtusi: 36 ore di creatività digitale applicata alla tradizione enogastronomica

Grande partecipazione al progetto ArtArtusi, il primo hackathon internazionale di cultura culinaria.

Non poteva che svolgersi in Romagna la prima maratona informatica, in gergo hackathon, dedicata alla cucina della festa e alle ricette tradizionali del famoso libro di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”. Il progetto ArtArtusi, il primo hackathon internazionale sul tema della cultura culinaria, ha visto la partecipazione di circa 150 hacker e si è concluso domenica 20 febbraio, con la premiazione dei primi tre progetti vincitori.

Il primo premio è andato al gruppo ‘Artusi Learning’ che ha sviluppato una piattaforma per corsi di cucina e l’acquisto online di speciali box contenenti gli ingredienti necessari per la preparazione delle ricette distribuiti da fornitori associati. Il secondo premio al progetto ‘Pappartusi’ che ha sviluppato un’app per selezionare le ricette artusiane in base alle caratteristiche dell’utente, il grado di difficoltà e le abitudini alimentari. Il terzo premio al gruppo ‘Arty’ che ha ideato un assistente culinario e guida per gli utenti. Un premio speciale a Edoardo Savini, il più giovane, con i suoi 18 anni, fra i partecipanti all’hackathon.

Della giuria ha fatto parte oltre Giordano Conti (Presidente Casa Artusi), Alessandra Spada (Alkemy e Catchy), Monica Fantini (Fondazione Cassa di Risparmi di Forlì), Valentina Solfrini (blogger), Alessandro Imparato (Joule), Massimo Temporelli (FabLab), Enrico Sangiorgi (Unibo), Gianluca Orazi (Zanichelli Editore) e Stefano Albertini (Zerilli Marimò, New York) e l’Assessore all’agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli.

Tra i partecipanti all’evento, sviluppatori, designer, esperti di marketing e amanti del buon cibo provenienti da ogni parte d’Italia. Non sono mancati anche hacker provenienti dall’estero, dalle Filippine, dalla Spagna e dagli Stati Uniti. A loro disposizione gli affascinanti e imponenti spazi della chiesa di San Giacomo di Forlì, allestiti all’occorrenza per ospitare notte e giorno i partecipanti. FabLab, laboratorio di manifattura digitale, ha messo a disposizione stampanti 3D, lasercut e materiale elettronico per lo sviluppo di prototipi. L’esperienza, senz’altro innovativa e originale per le sue caratteristiche, era stata già presentata lo scorso novembre a New York, presso la casa della cultura italiana Zerilli Marimò, nell’ambito della Prima settimana della cucina italiana nel mondo, come una delle attività del programma regionale per l’internazionalizzazione del settore food&wine. Il progetto, che vede la collaborazione anche dei Ministeri dell’estero e dell’agricoltura, verrà inoltre replicato prossimamente a New York con un secondo hackathon organizzato proprio presso la New York University.

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Pubblicato il 20/02/2017 — ultima modifica 20/02/2017
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