‘Gessi’ sui suoli agricoli solo se ottenuti da agroalimentare, zootecnia e depuratori urbani

La Regione precisa origine e qualità dei fanghi: stop a quelli che derivano da altri processi industriali.

Un freno all’uso dei gessi come fertilizzanti in agricoltura, insieme alla garanzia della loro piena tracciabilità.

Via libera all’utilizzo solo per quelli derivanti dai settori agroalimentare, zootecnico e dai depuratori urbani. Stop invece ai gessi prodotti con fanghi derivanti dagli altri processi industriali, non conformi agli standard ambientali.

Lo ha deciso la Giunta regionale fissando una serie di precisazioni in linea con il decreto legislativo 75/2010 sulla commercializzazione dei fertilizzanti. A questa categoria appartengono appunto i gessi, frutto della lavorazione dei fanghi che, grazie a trattamenti specifici in impianto con calce o acido solforico, possono essere impiegati come correttivi del suolo.

L’obiettivo è tutelare la qualità delle produzioni agricole e prevenire la presenza di contaminanti nelle acque e nei suoli.

 Per garantire la tracciabilità e il rispetto delle condizioni di utilizzo, è prevista una dichiarazione da parte dell’utilizzatore dei gessi da presentare alle autorità prima dell’inizio dell’applicazione sul suolo.

Le dichiarazioni degli assessori  Gazzolo e Caselli

“Si tratta di materiali - afferma l’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo - che possono rappresentare delle risorse per la fertilità dei campi in una vera ottica di economia circolare. Anche per rispondere ad alcune segnalazioni dei cittadini, abbiamo ritenuto importante intervenire a tutela della salute e dell’ambiente. Lo abbiamo fatto in modo deciso precisando che chi utilizza gessi derivanti da fanghi non conformi agli standard ambientali commette un reato specifico di gestione dei rifiuti non autorizzata”.

“Per garantire la qualità dei terreni e le condizioni di sicurezza ambientale è fondamentale controllare cosa va sui nostri suoli - sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura, Simona Caselli -. Per questo abbiamo fortemente voluto regole stringenti a garanzia della nostra agricoltura e della qualità delle nostre coltivazioni, in particolare pensando alle produzioni Dop e Igp”.

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Pubblicato il 05/11/2018 — ultima modifica 05/11/2018
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