Prodotti agroalimentari tradizionali: vent'anni di crescita costante

Un compleanno importante quello dei prodotti agroalimentari tradizionali: sono passati 20 anni dalla prima redazione dell’elenco che includeva, per l’Emilia-Romagna, solo 74 prodotti. Oggi sono 398

Oggi, nella ventesima revisione annuale, la quota dei prodotti emiliano romagnoli è di 398 denominazioni: 12 tra bevande analcoliche, distillati e liquori; 47 carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione; 3 condimenti; 12 formaggi; 58 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 173 tra paste fresche e prodotti della panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria; 79 prodotti della gastronomia (piatti composti); 8 preparazioni di pesci, molluschi e crostacei e tecniche particolari di allevamento degli stessi e infine 6 prodotti di origine animale (miele, prodotti lattiero caseari di vario tipo escluso il burro).

L’elenco regionale aggiornato è già disponibile nel nostro sito e sarà pubblicato il 27 novembre nel Bollettino Ufficiale. Le province più vivaci come numero di denominazioni sono: Piacenza con 101 e Forlì-Cesena con 98. Sono poi 84 quelle che riguardano Reggio Emilia e 43 Rimini; seguono Bologna con 26 e Modena con 25, 21 a Parma poi Ferrara con 15 e Ravenna a quota 14. Poiché alcune denominazioni sono comuni a più province, in questo caso il totale supera i 400 prodotti.

L’origine dei PAT

L’individuazione e classificazione dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) nasce da un'iniziativa culturale di recupero, attraverso una sorta di censimento, delle produzioni per lo più locali che, in alcuni casi, rischiavano di scomparire, con conseguente perdita di un ingente patrimonio storico-socioculturale e gastronomico.

Un patrimonio i cui metodi produttivi, eseguiti in maniera simile e secondo regole tradizionali, risalgono ad almeno 25 anni fa ma spesso affondano le radici in tempi ben più lontani. Questi metodi produttivi, a causa delle limitate quantità prodotte o del mutare dei gusti, meritano di essere salvaguardati per evitarne la possibile scomparsa.

Quasi sempre si tratta di prodotti di nicchia, con un valore simbolico perché legati a ricorrenze particolari o che nel passato hanno contribuito alla sopravvivenza di popolazioni locali, che raramente hanno un elevato ritorno economico; tuttavia chi persevera nella loro produzione, conservazione, trasformazione, favorisce la valorizzazione del proprio territorio e del proprio lavoro.

Spesso si tratta di vere e proprie rarità, che difficilmente potranno accedere ad altri sistemi di tutela, come i marchi Dop e Igp, ma sui quali è necessario intervenire. 

La situazione 2019: ciliegia Corniola e Coshet o violino di pecora

La lista ora approvata a livello regionale confluirà nell'Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, pubblicato annualmente sulla Gazzetta Ufficiale e nel sito del Ministero delle Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali ormai, giunto a oltre 5.000 prodotti a livello nazionale.

Per quest’anno sono due i nuovi prodotti made in Emilia-Romagna: la Ciliegia Corniola della provincia di Forlì-Cesena e il Coshet o violino coscia di pecora della provincia di Reggio Emilia.

La Ciliegia Corniola dalla tipica forma che molto si avvicina al cuore è prodotta ancora nelle colline cesenati, dove ha trovato il giusto habitat. Il colore della buccia è rosso bruno, la polpa rosso medio, il nocciolo medio e la forma è schiacciata alla sutura (cordata). Il sapore è dolce e croccante ed è molto zuccherina. La maturazione avviene a fine giugno - inizio luglio.

Il Coshet o Violino coscia di Pecora è un salume che, intero, si presenta con una forma allungata a pera che ricorda lo strumento. Tradizionalmente si affetta appoggiandolo tra la spalla e il mento, proprio come un violino. È ottenuto dalla lavorazione del taglio di coscia della pecora, salato e stagionato con cura secondo la tradizione locale. Un cosciotto di pecora perfetto varia dai 3 ai 4 chilogrammi di peso. Quest’ottimo salume è contraddistinto da un colore marrone intenso all'esterno e da un invitante rosso scuro all'interno. Nella zona dell’Appennino Reggiano, più precisamente nella Val di Tresinaro, la razza più indicata per l’ottenimento del prodotto è la Pecora Cornella Bianca.

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pubblicato il 2019/11/19 17:38:00 GMT+1 ultima modifica 2019-11-20T11:39:54+01:00

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