Dop, Igp e produzioni di qualità

Prodotti agroalimentari tradizionali: aggiornamento elenco

Nel corso delle varie revisioni annuali i prodotti descritti ed inseriti nell'elenco regionale sono passati da 74 nel 1999 a 398, a testimonianza della grande ricchezza che caratterizza la nostra Regione

La ventunesima revisione annuale convalida 398 denominazioni dei prodotti emiliano romagnoli, tra cui 12 tra bevande analcoliche, distillati e liquori; 47 carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione; 3 condimenti; 12 formaggi; 58 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 178 tra paste fresche e prodotti della panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria; 74 prodotti della gastronomia (piatti composti); 8 preparazioni di pesci, molluschi e crostacei e tecniche particolari di allevamento degli stessi e infine 6 prodotti di origine animale (miele, prodotti lattiero caseari di vario tipo escluso il burro).

L’elenco regionale aggiornato è già disponibile nel nostro sito e sarà pubblicato l’11 novembre nel Bollettino Ufficiale. Le province più vivaci come numero di denominazioni sono: Piacenza con 101 e Forlì-Cesena con 98. Sono poi 84 quelle che riguardano Reggio Emilia e 43 Rimini; seguono Bologna con 26 e Modena con 25, 21 a Parma poi Ferrara con 15 e Ravenna a quota 14. Poiché alcune denominazioni sono comuni a più province, in questo caso il totale supera i 400 prodotti.

Ricordiamo che la domanda per l’inserimento di una denominazione di prodotto in elenco, può essere presentata da Associazioni, Enti, privati cittadini, entro il 30 settembre di ogni anno.

L’origine dei PAT

L’individuazione e classificazione dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) nasce da una iniziativa culturale di recupero, attraverso una sorta di “censimento”, delle produzioni per lo più locali che, in alcuni casi, rischiavano di scomparire, con conseguente perdita di un ingente patrimonio storico-socioculturale e gastronomico.

Un patrimonio i cui metodi produttivi, eseguiti in maniera simile e secondo regole tradizionali, risalgono ad almeno 25 anni ma spesso affondano le radici in tempi ben più lontani, che a causa delle limitate quantità prodotte o del mutare dei gusti, meritano di essere salvaguardati per evitarne la possibile scomparsa.

Quasi sempre si tratta di prodotti di nicchia, con un valore simbolico perché legati a ricorrenze particolari, o che nel passato hanno contribuito alla sopravvivenza di popolazioni locali, che raramente hanno un elevato ritorno economico; tuttavia chi persevera nella loro produzione, conservazione, trasformazione, favorisce la valorizzazione del proprio territorio e del proprio lavoro.

Spesso si tratta di vere e proprie rarità, che difficilmente potranno accedere ad altri sistemi di tutela, come i marchi DOP e IGP, ma sui quali è necessario intervenire.

La lista ora approvata a livello regionale confluirà poi nell’”Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali”, pubblicato annualmente sulla Gazzetta Ufficiale, ormai giunto a oltre 5000 prodotti.

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pubblicato il 2020/11/06 12:08:49 GMT+2 ultima modifica 2020-11-06T12:08:49+02:00

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