Il distanziamento sociale spinge l’Aglio di Voghiera DOP

L’attenzione alla cucina domestica e gli incontri virtuali fanno riscoprire un prodotto di qualità, caratteristico della cucina regionale e della dieta mediterranea

Non sono solo queste le buone notizie che giungono dal territorio di produzione dell’Aglio di Voghiera Dop, anche la raccolta, ora in pieno svolgimento, dimostra la bontà del prodotto sia per dimensione sia per caratteristiche qualitative e sanitarie.

Proprio alla tutela da parassiti e malattie è rivolta la collaborazione con l’università di Ferrara nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 (Psr), per la produzione di materiale di propagazione sanificato tramite la coltivazione in vitro.

Il progetto è finanziato alla Coop. Agricola Voghierese, principale struttura di produzione del territorio, che dal prossimo autunno sarà quindi possibile utilizzare materiale di propagazione (bulbilli) ottenuti con un programma di miglioramento fitosanitario, in particolare contro i danni da nematodi, fusariosi e virosi.

Sarà quindi possibile utilizzare “seme” sicuro e dar vita, progressivamente, a linee di produzione sanificate da cui ottenere le future produzioni. Allo stesso tempo, attenzione particolare a strumenti di difesa a basso impatto sono: l’uso tra le file di aglio di file di tagete  (Tagetes L.) pianta originaria del Messico e Sud America con potente azione di disturbo dei nematodi e la sperimentazione di prodotti a base acetica per la sanificazione del fogliame contro patogeni e batteriosi.

Sempre grazie ai finanziamenti del Psr sono state realizzate numerose iniziative di promozione e valorizzazione dell’Aglio di Voghiera Dop in Italia e all’estero, per far conoscere la prima Dop europea relativa a questo prodotto, ottenuta nel 2007 e le caratteristiche uniche, legate a terreni limo-argillosi che esaltano qualità e sapore particolarmente delicato e alle capacità tecniche e produttive di agricoltori che coltivano aglio dai primi anni del ‘900.

I produttori, nel territorio che comprende 5 comuni a sud est di Ferrara, sono una quarantina per un totale di 150 ettari con interessanti prospettive di allargamento, necessari per sopportare la rotazione quinquennale richiesta dall’aglio e garantire un reddito adeguato ai coltivatori.

 Un ottimo esempio di collaborazione tra settore pubblico  a livello comunale, provinciale e regionale e strutture private cooperative e aziende di piccole e grandi dimensioni, che ha saputo dapprima salvare una tradizione produttiva locale, per rilanciarla poi e far conoscere l’aglio “gentile” alla grande distribuzione e a consumatori sempre più attenti, a tutela e sviluppo del territorio ferrarese.

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pubblicato il 2020/07/03 08:13:00 GMT+2 ultima modifica 2020-07-06T11:58:36+02:00

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