Progetti per l'innovazione

Biodiversità in allevamento, una ricchezza da proteggere e incrementare

Valorizzando le produzioni lattiero casearie si creano le condizioni per conservare le razze autoctone oggi dimenticate. I risultati raggiunti da tre Gruppi operativi guidati dal Crpa di Reggio Emilia

Difendere e incrementare la biodiversità dei nostri territori è una delle sfide principali che dobbiamo vincere nei prossimi anni se vogliamo davvero raggiungere tutti gli obiettivi ambientali previsti dalle diverse strategie europee, tra cui, appunto, la strategia sulla biodiversità 

Preoccupa in particolare la biodiversità in allevamento, oggi ridotta al minimo anche in Italia: su 20 razze presenti nel nostro Paese, solo 6 superano i 10.000 capi e soltanto 3 hanno diffusione nazionale. Si tratta di una riduzione della variabilità genetica che porta a standardizzare specie e razze con tutti i problemi legati alle resistenze microbiche, fenomeno da contrastare proprio in attuazione della strategia Farm to Fork.  

Senza dimenticare che l’allevamento delle razze autoctone “dimenticate” contribuisce a mantenere la struttura sociale e territoriale grazie alla conservazione di prati e pascoli in aree marginali in cui, sia la ridotta disponibilità di alimenti che la loro qualità, nonché le particolari condizioni climatiche, renderebbero eccessivi i costi di allevamento per le razze più produttive. 

Da questi presupposti sono nati i tre progetti dei Gruppi operativi per l’innovazione di cui oggi pubblichiamo i video di presentazione girati alla fiera Sana di Bologna dello scorso settembre. 

Nel primo video Elena Bortolazzo del Crpa, ente coordinatore e capofila dei progetti Goi “Biodiversità” e “Convenient”, afferma che <<l’obiettivo comune dei due progetti è stato tutelare le razze autoctone della Regione Emilia-Romagna per la produzione di latte. Il progetto “Conservazione e valorizzazione di razze autoctone in via di estinzione (Convenient)” è legato soprattutto alla trasformazione del latte all’interno dell’azienda agricola, mentre il progetto “Biodiversità - Valorizzazione di prodotti lattiero caseari” ha puntato alla trasformazione del latte in caseificio. Entrambi i progetti, terminati nel 2021, hanno permesso di caratterizzare il latte di razze autoctone e di produrre i primi prodotti lattiero caseari freschi già messi alla vendita e apprezzati dai consumatori>>. 

Infatti grazie alla valorizzazione delle produzioni lattiero casearie è possibile creare le condizioni per l'incremento e la conservazione delle razze autoctone incentivando l'azienda agricola a proseguire il loro ruolo di conservazione. 

Razza OttoneseIn particolare il progetto Convenient si è occupato della razza Ottonese, una razza rustica di montagna, originaria delle zone appenniniche al confine tra le regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte, della quale si contano attualmente solo non più di 300 capi iscritti al Registro anagrafico. Grazie all’attività del Goi presso l’azienda Delmolino di Centopecore nel comune di Farini (Pc) dalle iniziali 8 bovine si è passati a 16 di cui un toro. Durante i 36 mesi del Piano, sono stati prelevati campioni di latte individuale delle bovine in lattazione e del latte di massa di razza Ottonese. Sui campioni di latte sono state effettuate le determinazioni necessarie per definire sia la sua composizione che le sue caratteristiche nutrizionali. Inoltre, sui campioni di latte di massa sono stati rilevati alcuni parametri utili per la caseificazione quali la resa casearia, il tempo di coagulazione e la consistenza del coagulo. 

Quando l’azienda è davvero “biodiversa” 

Non di singole razze ma di individuare il contenuto di biodiversità globale presente nell’attività agricola ad indirizzo zootecnico, si è occupato il Goi “Sviluppo di un modello zootecnico della biodiversità agro-silvo-pastorale (Simbiosi)”, concluso nel 2020.  

<<Grazie al progetto – spiega Stefano Pignedoli del Crpa nel video - è stata messa a punto una metodologia di valutazione oggettiva adatta agli allevamenti del comprensorio del Parmigiano Reggiano che consente di fare un’autovalutazione del sistema produttivo proprio in relazione alla biodiversità. Si tratta di un servizio internet chiamato “Simbiosi”, ad accesso regolato da password all’interno dell’infrastruttura tecnologica del Crpa, con il quale le aziende possono valutare il proprio “livello e misura” di biodiversità. Di questo beneficia tutta la società perché in questo modo si dà valore ai servizi ecosistemici che l’attività agricola fornisce alla società>>.  Razza Reggiana

L’attività agricola vista dunque non solo come utile alla produzione di alimenti, ma anche come valore imprescindibile per la difesa della biodiversità, del paesaggio, del clima, della cultura e del benessere delle società umane.  

Il progetto ha consentito l’individuazione di nuovi parametri di valutazione per il miglioramento della qualità dei sistemi produttivi delle zone marginali di montagna, secondo il principio della conservazione della biodiversità, dell’uso sostenibile dei suoi componenti e dell’equa divisione dei benefici.  

Clicca qui per visualizzare e scaricare le relazioni presentate al Sana di Bologna allo stand della Regione Emilia-Romagna: 

Goi Convenient e Biodiversità

Goi Simbiosi

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