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Brisighella, paesaggio con ulivi ph Stefano Calamelli Archivio Imola Faenza Tourism

Introduzione

Se dici Brisighella, pensi alla Rocca e alla Torre dell’Orologio circondate dagli ulivi.

Oltre che per l’agricoltura, l’olivicoltura è un elemento chiave per l’identità, il paesaggio e la storia della valle del Lamone. I primi frantoi sono documentati già in epoca romana: una tradizione resa possibile dalla composizione del terreno (argilla e gesso) e da un microclima con temperature miti anche in inverno.

La Cooperativa Agricola Brisighellese commercializzò il primo olio (Brisighello) esattamente 50 anni fa, nel 1975, per poi arrivare al 1996 con il riconoscimento della denominazione Brisighella Dop, premio per la qualità del prodotto e per il lavoro di una comunità coesa.

Pubblichiamo di seguito l’intervista a Igor Bernabè, Presidente del Consorzio Olio Dop Brisighella.

Presidente, che periodo è per il vostro olio?

Igor Bernabè presidente del Consorzio Olio Brisighella Dop

«Da un punto di vista commerciale sta andando sostanzialmente bene, vendiamo tutta la produzione Dop che ogni anno il Consorzio ottiene. Abbiamo però sofferto molto le alluvioni: nel 2023 la produzione è stata quasi azzerata; lo scorso anno ci siamo ripresi dal punto di vista produttivo, ma commercialmente facciamo fatica avendo perso un anno di mercato e di prodotto. Così è tutto da riconquistare, quando lasci aperto uno spazio qualcuno si infila».

Siete stati il primo olio Dop d’Italia, nel lontano 1996. Cosa può dire di questi quasi 30 anni come prodotto di eccellenza italiana?

«L’uliveto nella nostra zona è aumentato, le iscrizioni alla Dop sono aumentate e anche la produzione sta lentamente aumentando. Insomma, il ritorno della denominazione c’è. Da un punto di vista commerciale, riusciamo a mantenere i prezzi elevati perché la qualità ci viene riconosciuta».

Cosa distingue l’olio di Brisighella da tutti gli altri oli italiani?

«Il tratto distintivo principale è che la Dop Brisighella è una monocultivar, ovvero l'olio viene ottenuto da un'unica varietà di olive, tipica del territorio, la Nostrana di Brisighella. Si tratta di un olivo nato dagli adattamenti climatici avvenuti nel corso dei millenni, l'unica varietà che sopravvive agli inverni critici tipici del Nord Italia e che anche nelle annate più fredde riesce a sopravvivere. Nel 2024 abbiamo prodotto 4.500 quintali di olive che hanno generato 400 ettolitri di olio, ma parliamo della resa più scarsa degli ultimi 30 anni. In media la resa annuale della Brisighella Dop è del 11,5-13,5%, nel 2024 invece è stata del 6-8%; a causa delle eccessive piogge di settembre dopo un'estate molto secca, le olive si sono riempite di acqua».

Brisighella fa parte anche delle città dell’olio italiane. Questo cosa significa?

«Quasi tutto il territorio comunale di Brisighella produce olio Dop. A questi produttori si aggiungono quattro comuni confinanti, ovvero Faenza, Modigliana, Riolo Terme e Casola Valsenio. Far parte delle città dell’olio dà un valore aggiunto, mettendoci nella cerchia dei comuni che puntano sull’oleoturismo: al momento, però, la Regione Emilia-Romagna non ha ancora una normativa sull’oleoturismo, che invece è stata per l'enoturismo. Sarebbe importante che arrivasse per sviluppare questa attività».

Un consumatore dovrebbe dare più importanza nella scelta dell’olio che utilizza ogni giorno?

«Bisogna dare importanza alla qualità dell’olio che si sceglie e sensibilizzare il consumatore a tenere alta la qualità dell’olio. Questo significa contenuti nutraceutici migliori: un olio di oliva di bassa qualità ha invece acidità molto alta e quindi dal punto di vista nutrizionale è un prodotto più scarso. L'olio di qualità non può costare 6 euro al litro perché sarebbe impossibile rientrare nei costi di produzione».

Ultimo aggiornamento: 15-12-2025, 10:26