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Introduzione

L’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” è stata la prima denominazione di qualità per carni bovine fresche approvata dalla Comunità Europea in Italia.

Con il termine “vitellone” si indica un bovino da carne di età compresa fra i 12 e i 24 mesi: a questa età gli animali sono giovani e la carne di queste razze è molto magra con una composizione in acidi grassi molto favorevole all’alimentazione moderna.

Di seguito, pubblichiamo una recente intervista ad Andrea Petrini, Direttore del Consorzio di tutela Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale.

Direttore Andrea Petrini, ci parla del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp?

«Il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale ha ottenuto la certificazione Igp nel 1998. Secondo il disciplinare, la carne può provenire dalle tre razze bovine tipiche dell’Italia Centrale, quindi Chianina, Marchigiana e Romagnola. Non si tratta di certificazioni sull’animale, ma sul prodotto derivante da questerazze, quindi sulla carne.

Nel momento in cui quindi si rispettano totalmente i requisiti previsti dal disciplinare di produzione, la carne viene certificata con questo marchio: il disciplinare di produzione vincola tutta la filiera, dalla nascita dell’animale all’allevamento, passando poi per la macellazione e la vendita. Tutti i passaggi della filiera, in sostanza, vengono controllati per ottenere la certificazione IGP.

Per razze si intendono soltanto gli animali iscritti al Libro Genealogico Nazionale, quindi con una certificazione genetica. Questo è importante per definire la qualità finale del prodotto, in quanto per almeno il 46% le caratteristiche della carne derivano da fattori genetici. Tra le altre cose, i vitelli devono essere svezzati con il latte materno, garantendo il benessere degli animali e in seguito i foraggi utilizzati nell’alimentazione devono provenire esclusivamente dall’area di produzione indicata nel disciplinare».

Chianina, Marchigiana e Romagnola. Quest’ultima quali tratti distintivi ha?

«La marchigiana è l’incrocio tra la chianina e la romagnola; la chianina è la razza bovina più grande, con mantello bianco porcellana e meno muscoli; il bovino romagnolo invece è più basso, muscoloso e con un mantello bianco tendente al grigio. Dal punto di vista qualitativo sono, però, molto simili.

La razza romagnola presenta una leggera infiltrazione di grasso in più, soprattutto nelle femmine, rispetto alla chianina».

Quanti associati avete tra le varie regioni e quanti sono i produttori in Emilia-Romagna? In quali province sono dislocati?

«Il disciplinare prevede che gli animali siano nati e allevati all’interno dell’area tipica di produzione, quindi tutte le province lungo la dorsale Appenninica dell’Italia Centrale, a partire dall’Emilia in provincia di Bologna e fino ad Avellino, Benevento e Caserta in Campania.

In totale gli allevamenti iscritti al sistema di certificazione sono 2.960. Di questi 41 sono in provincia

di Bologna, 143 tra Forlì, Cesena e Rimini, e 36 in provincia di Ravenna».

Come si promuove il Consorzio del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp?

«Oltre a controllare e vigilare sulla tutela del prodotto, al Consorzio di Tutela spetta il compito di promuovere il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp in varie manifestazioni, fiere ed eventi ad hoc.

In questi primi mesi dell’anno siamo stati ad Agriumbria, poi iMEAT a Modena, Tuttofood a Milano, Vinitaly a Verona, Campanialleva a Benevento. E poi tanti eventi locali di settore in tutta Italia».

All’estero il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp come viene visto?

«Il prodotto certificato ad oggi è carente rispetto alla domanda che abbiamo nel mercato interno. Non c’è esportazione: parliamo di un prodotto fortemente nazionale, anche perché dal punto di vista logistico sarebbe difficilmente esportabile».

(Intervista pubblicata su “Agrofutura”, supplemento a Il Resto del Carlino di venerdì 16 maggio 2025)

Ultimo aggiornamento: 12-08-2025, 15:12

foto Consorzio Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale