Melone tipico San Matteo Decima
Bologna

Territorio di produzione
Geograficamente circoscritto nel modo seguente:
A Nord: via Dei Conti, via Molinazzo e dalla Statale 255 (dalla Villa Giovannina al Morando). Dalla Statale 255 in Località Morando delimitato dal Canale di Cento e dall’argine traversante fino al fiume Reno.
Ad Est: partendo dall’unione dell’argine traversante al fiume Reno segue il fiume fino all’immissione nel torrente Samoggia. Indi il terrente Samoggia fino a via Biancolina.
A Sud: via Biancolina fino al collettore acque alte e prosegue seguendo il corso del collettore entrando nel Comune di S. Agata Bolognese.
A Ovest: segue il percorso del collettore acque alte fino all’altezza di via Dei Conti. Complessivamente la zona si estende su una superficie di 5000 ha
Un po’ di storia
Vari sono gli autori che si sono occupati del melone sin dai tempi lontani tra cui il bolognese Vincenzo Tanara che nel “L’Economia del cittadino in Villa” (1644) ne decanta le doti curative. Antica quindi la coltura del Melone e ancor più, se si fa riferimento ad altro bolognese, Pier De Crescenzi che già nel 1303, cultore della agricoltura bolognese, ne scrive nel suo trattato “Ruralium Commodorum Libri XII. Il De Crescenzi nel “Libro VI Degli Orti” al capitolo XXI tratta “de cocomeri”, al capitolo XI, tratta “del cocomero” ed infine al capitolo LXXI tratta “de melloni cioè poponi”, come documentano fotocopie di pagine di una inerente pubblicazione fiorentina del 15 luglio 1478 conservata presso la Biblioteca della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bologna. Il De Crescenzi non dà soltanto norme di cultura ma suggerisce anche modi di degustazione delle citate cucubitacee. Si perde nella memoria dei tempi la consolidata tradizione dell’area persicetana quale coltivatrice del Melone e del Cocomero, cui con tutta probabilità si può ritenere abbai attinto il De Crescenza per le sue esperienze, area che ancora oggi mantiene intatta tale tradizione in San Matteo della Decima.
Dagli anni ‘70, grazie ad attività sperimentali ed alla creazione di apposite liste varietali articolate secondo i tipi di coltivazione effettuate dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Università ed Enti di Ricerca, il melone tipico dell’Emilia cominciò ad acquistare notorietà e rinomanza oltre il territorio regionale e nazionale, soprattutto per il gradevole sapore della sua polpa.
A partire dalla seconda metà degli anni ottanta cominciò ad aumentare il flusso di esportazioni del melone verso altri paesi europei: in particolare i maggiori acquirenti del prodotto tipico furono la Germania, il Belgio e la Gran Bretagna.
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Come si fa
Diverse sono le cultivar prodotte nell'areale tipico, spaziando dalla tipologia del retato al liscio. Il melone può venire coltivato in ambiente protetto, in pieno campo sotto piccoli tunnel oppure su terreno pacciamato. L’impianto può essere fatto con semina diretta oppure con trapianto.
Il melone deve avere epicarpo integro, ben pulito; maturazione al giusto grado con seme ben maturo; consistenza della polpa buona, non deliquescente; colore della polpa arancio o arancio salmone.
L’aspetto esterno può variare a seconda delle varietà coltivate.
Il prodotto viene consumato generalmente fresco; può essere confezionato in appositi imballi utilizzando materiali secondo le norme igienico-sanitarie.
Referenze bibliografiche
Vincenzo Tanara “L’Economia del cittadino in Villa” (1644;)
Pier De Crescenzi, “Ruralium Commodorum Libri XII, 1303;
Nel 1833 il pittore Angeo Lamma commissionato per il decoro della volta della Sala consigliare del Consorzio dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto, tra i prodotti tipici della zona oltre al mais, la pesca, l’uva rappresenta anche il Melone;
Nella raccolta fotografica del Sindaco Lodi (1817-1911) si può notare una sezione particolare dedicata “alla Melonia” dove sono ritratti alcuni contadini locali con Cocomeri e Meloni in abbondante quantità segno della già grande diffusione di tale coltura nella zona di San Matteo Decima;
Varia documentazione risalente fino ai primi del 1900 la si trova all’interno dell’Archivio Storico del Consorzio dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto il cui territorio per la maggior parte si estende in zona San Matteo Decima.
