Dopo il secondo conflitto mondiale i partiti al Governo si rendono conto che per far ripartire il settore agricolo sono necessari interventi straordinari e radicali, soprattutto in alcune zone dove ci sono grandi latifondi e dove le lotte contadine stanno portando verso una importante crisi sociale.

La riforma agraria, riprendendo anche gli articoli 42 e 44 della recente Costituzione Italiana, avrà principalmente due priorità: redistribuire più equamente la terra e migliorarne la produttività.

Nel 1950 il Governo, dopo un lungo e travagliato percorso, approva le due principali leggi di Riforma Fondiaria:  il 12 maggio del 1950 la numero 230, conosciuta come legge Sila, in quanto l’ambito di applicazione riguardava  l’altopiano Silano e alcuni territori ionici adiacenti; il 21 ottobre del 1950 la numero 841, conosciuta come legge Stralcio, che riguardava il resto del territorio nazionale. Legge Stralcio perché per ragioni politiche si ritenne opportuno non procedere ad una riforma agraria generale, ma solo ad interventi di espropriazioni sulle grandi proprietà e bonifica in territori particolarmente problematici.

Sempre nello stesso anno sarà emanata dall'Assemblea Siciliana una terza legge la n.104 del 27 dicembre 1950, riferita ovviamente al territorio dell'isola.

Nelle leggi sono definiti:

  • i territori di intervento in cui effettuare gli espropri e le bonifiche;
  • le risorse disponibili;
  • i criteri, le modalità di esproprio e le tempistiche;
  • le modalità di assegnazione dei terreni espropriati e bonificati;
  • gli obblighi degli assegnatari;
  • i principali interventi da svolgere;
  • l'istituzione e funzionamento di Enti di gestione sui territori.

 La legge del 12 maggio 1950, n. 230 o legge Sila, affida i compiti di attuazione della riforma nell’altopiano Silano e territori ionici alla preesistente Opera per la Valorizzazione della Sila (istituita con la legge 31 dicembre 1947, n. 1.629).

Il territorio di competenza comprendeva 55 comuni in provincia di Catanzaro e 47 in provincia di Cosenza.

Per l’attuazione della legge Stralcio invece vennero costituiti appositi Enti o Sezioni Speciali di Enti preesistenti.

Di seguito, gli Enti e i riferimenti di istituzione:

  • Ente per la Colonizzazione del Delta Padano (Dpr. 7/2/1951, n. 69)
  • Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale (Dpr. 7/2/1951, n. 66)
  • Ente per la Valorizzazione del territorio del Fucino (Legge 9/8/1954, n. 639)
  • Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna (Dpr. 27/4/1951, n. 265)
  • Sezione Speciale per la Riforma Fondiaria in Campania presso Opera Nazionale Combattenti (Dpr. 7/2/1951, n. 70)
  • Sezione Speciale per la Puglia, la Lucania ed il Molise presso Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia e Lucania (Dpr. 7/2/1951, n. 67)
  • Sezione Speciale per la Riforma Fondiaria in Caulonia presso l’Opera di Valorizzazione della Sila (Dpr. 7/2/1951, n. 68)
  • Sezione Speciale per la riforma fondiaria nel Flumendosa presso l'Ente autonomo del Flumendosa (Dpr. 27/4/1951, n. 264)

Le Sezioni Speciali avevano gestione autonoma e patrimonio separati da quelli dell’Ente di provenienza, tutti gli Enti erano comunque sottoposti ad un forte  controllo centrale dei Ministeri dell’Agricoltura e Foreste e del Tesoro.

Come evidenziato sopra per operare nella zona del Delta del Po è istituito l'Ente per la Colonizzazione del  Delta Padano  con Decreto del Presidente della Repubblica n.69 del 7 febbraio 1951.
L’Ente di Colonizzazione poi  con legge n.901 del 14 luglio del 1965 viene trasformato in Ente di Sviluppo e successivamente con Decreto del Presidente della Repubblica n.257 del 14 gennaio 1966 assume la denominazione di Ente Delta Padano, questo sarà poi  sciolto nel 1976.

Nel 1977 è istituita l’E.r.s.a. - Ente Regionale di Sviluppo Agricolo, che opererà per oltre dieci anni e verrà soppressa con Legge Regionale n.18 del 1 aprile 1993.

L'Ente locale di gestione quindi nel tempo cambia con l'evolversi della stessa Riforma e dell'agricoltura nazionale.

Alla chiusura dell'E.r.s.a. seguirà un breve periodo di transizione in cui personale e competenze sono trasferiti all'Assessorato regionale ed ai servizi provinciali all'agricoltura.

Nel numero 2 della Voce del Delta Padano del 1953 nell'articolo “Il Cammino della Riforma” sono indicati a livello nazionale i Comprensori e le Province coinvolte nella Riforma Fondiaria:

Le Province italiane coinvolte nella Riforma fondiaria

Delta Padano

Maremma

Fucino

Campania

Puglia e Lucania

Calabria

Sardegna

Sicilia

Ferrara

Roma

L'Aquila

Caserta

Foggia

Cosenza

Cagliari

Tutte le prov.

Rovigo

Viterbo

 

Salerno

Bari

Catanzaro

Nuoro

 

Ravenna

Grosseto

  

Taranto

Reggio Calabria

Sassari

 

Venezia

Siena

  

Brindisi

   
 

Pisa

  

Lecce

   
 

Livorno

  

Potenza

   
    

Matera

   
    

Campobasso

   

Entrando poi più nello specifico del nostro territorio, i Comuni interessati dalla Riforma Agraria nel Delta del Po furono i seguenti:

  • in provincia di Ferrara: Copparo, Jolanda di Savoia, Argenta, Portomaggiore, Codigoro, Formignana, Mesola, Comacchio, Ostellato, Migliarino, Massa Fiscaglia, Lagosanto;
  • la provincia di Ravenna;
  • in provincia di Rovigo: Ariano Polesine, Contarina Corbola, Loreo, Porto Tolle, Taglio di Po, Rosolina, Donada;
  • in provincia di Venezia: Chioggia e Cavarzare.

La provincia di Ferrara per la nostra Regione sarà quella maggiormente interessata, qui si opererà con l'esproprio ma soprattutto con interventi costosi e massivi di bonifica nel  Delta, che cambieranno sostanzialmente l'aspetto di questo territorio così particolare.

In questi Comuni l'Ente per la Colonizzazione del Delta Padano con proprio atto (delibera n.238 del 23 maggio 1952) stabilisce i criteri di assegnazione dei poderi agli assegnatari, tenendo conto sostanzialmente della tipologia e fertilità del terreno e del numero dei componenti del nucleo familiare.

Di fatto le dimensioni del podere saranno inversamente proporzionali alla qualità e capacità produttive dei terreni, precedentemente classificati in quattro tipologie: normali o terre vecchie, normali o di bonifica, anomali da bonifica, alti di natura sabbiosa e direttamente proporzionali invece alla capacità produttiva della famiglia assegnataria, a ciascun componente viene assegnato un coefficiente che dipende sia dall'età che dal sesso.

E' sempre l'Ente per la Colonizzazione del  Delta Padano che con proprio atto (delibera n.248 del 1952) definisce le categorie di lavoratori della terra che possono accedere alle assegnazioni e il loro ordine di precedenza, si tratta di:

  • affittuari, coltivatori diretti e mezzadri insediati sui terreni espropriati
  • salariati fissi, braccianti, compartecipanti residenti in fabbricati che si trovano  nei terreni espropriati
  • salariati, braccianti, compartecipanti, piccoli proprietari di unità non sufficienti

Con la riforma si ottenne un immediato e deciso miglioramento delle condizioni di vita della popolazione rurale coinvolta ma, l'eccessiva riduzione delle dimensioni aziendali, nel tempo, invece di favorire lo sviluppo di un'agricoltura innovativa e moderna, ne divenne uno dei problemi principali.

A questo elemento negativo si cercò di ovviare con la costituzione di cooperative, che programmando le produzioni e centralizzando la vendita dei prodotti, diedero all'agricoltura quel carattere imprenditoriale che era venuto meno con la divisione delle terre.

In definitiva si ebbe sicuramente una migliore resa dei terreni con le moderne tecniche di coltivazione e si aumentò il reddito per ettaro coltivato e quindi la redditività del lavoro, ma ciò in molti casi non bastò per garantire il sostentamento della famiglia. Le conseguenze furono un parziale abbandono dei poderi o la ricerca di fonti di reddito alternative, soprattutto da parte dei componenti familiari più giovani.

di Luciana Finessi

Fonti: La Voce del Delta Padano

Le immagini a corredo dell'articolo sono tratte dalla rivista "La Voce del Delta Padano" e dall'Archivio fotografico dell'Ente Delta Padano.

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