Introduzione
Gastronomo, sociologo e scrittore, Carlo Petrini, fondatore quarant’anni fa di Slow Food, un grande movimento internazionale per promuovere il diritto al piacere e a un cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti, è mancato lo scorso 21 maggio, nella sua Bra, in provincia di Cuneo, la stessa città che gli diede i natali il 22 giugno del 1949.
Claudia Zama, chi era per lei Carlo Petrini?
"Carlo Petrini era una figura carismatica. Un mentore, un intellettuale visionario, una guida morale. Sicuramente era una figura che ha significato molto per me come credo per tutti i soci volontari di Slow Food! Petrini, in realtà, non ha mai voluto essere chiamato intellettuale. Piuttosto, si sentiva vicino ai piccoli produttori, agli allevatori, ai vignaioli, ai casari e a tutte queste categorie, di cui raccoglieva le storie, i desideri, le loro voci più intime e preziose. Unendo ad una ad una queste voci, ha creato una visione, un coro."
Quanto ha influito la missione di Carlin, come veniva chiamato nell'ambiente, nell’affermare che il cibo non è solo un “fatto neutro”, ma un riferimento di valori?
"Petrini si è sempre battuto per il principio del “cibo buono, pulito e giusto”, che è la sintesi generale di quelle che sono le idee del movimento Slow Food. Un concetto in base al quale, il cibo non dev’essere solo una necessità primaria dell’uomo, il semplice – seppur importantissimo – nutrirsi, ma un valore che riguarda il territorio, le tradizioni, il patrimonio culturale di un popolo. Perché il cibo rappresenta un territorio e le persone che vi abitano, il clima che lo caratterizza e la sua biodiversità. L’operato di Carlin è sempre stato quello di tutelare il cibo e soprattutto coloro che lavorano nel mondo del cibo: i piccoli produttori, che sono massacrati dalla grande produzione e quindi devono affrontare grossi problemi. Il suo impegno e il suo lavoro hanno sempre avuto questo filo conduttore, fino agli ultimi giorni, anche quando la malattia lo aveva un po’ indebolito, un po’ sfibrato. Anche in quest’ultima epoca della sua vita ha dimostrato una tempra, un carattere e un’energia molto forti. Una cosa che lui diceva sempre è: 'il cibo è un atto politico'. E lo intendeva in senso lato, come un qualcosa che coinvolge tutti a tutti i livelli. Questo è il suo messaggio, questo è ciò che ha voluto comunicare agli altri. Il cibo non solo come bisogno primario per la sopravvivenza, ma come patrimonio culturale e morale da portare avanti per le generazioni future."
Ricorda qualche aneddoto che la riguarda personalmente, tra le numerose manifestazioni dove avete preso parte?
"Cheese a Bra è un’occasione importante di incontro e di scambio di idee, come pure lo sono Terra Madre a Torino e, da qualche anno, anche Slow Wine Fair a Bologna. Carlin Petrini era sempre presente in queste occasioni e ricordo di averlo visto diverse volte, ma nel tempo sempre più sofferente e malato. Personalmente, ricordo con piacere un breve scambio diretto di osservazioni in attesa dell’incontro con Re Carlo a Ravenna nell’aprile 2025. Carlin era proprio quella persona che si intratteneva indifferentemente col semplice volontario e col sovrano di un altro Paese!"
Claudia Zama, lei è stata eletta presidente di Slow Food Emilia-Romagna nel 2025 e la sua carica dura fino al 2029. Che cosa l'ha affascinata e l'ha fatta avvicinare a questo complesso mondo del cibo?
"Mi sono avvicinata a Slow Food tanti anni fa perché mi piaceva il buon cibo, ma mi incuriosivano tutti gli altri aspetti collegati al mondo della produzione, della distribuzione, del gusto inteso dal punto di vista dell'antropologia e della cultura. Sono entrata subito come componente attivo in un comitato direttivo di una condotta locale per poi diventarne la responsabile per otto anni, termine massimo previsto dallo statuto. Dopo di che, è arrivato l’incarico attuale. Io sono fortemente convinta del “valore culturale e morale del cibo”. E per valore intendo ciò che ci spinge ad agire. Il cibo come valore è politica, è rivoluzione, è compassione, è cura della terra e del creato. Ancora, è frugalità, rigenerazione, agire come una comunità e riconoscersi in essa. Di tutto ciò sono portavoce ogni giorno con la famiglia e gli amici, i soci e con le persone che incontro."
Quali sono, secondo lei, i punti forti di Slow Food E-R e che cosa intende migliorare nell’arco del suo mandato?
"Sicuramente, un primo passo che ritengo importante è stato quello di sottoscrivere un protocollo di intesa con alcune istituzioni, tra cui in primis la Regione Emilia-Romagna, per garantire un processo di divulgazione e di promozione del cibo nei suoi vari aspetti. In particolare, abbiamo rapporti diretti con alcuni enti di formazione, come Ial Emilia-Romagna e Cescot E-R. Abbiamo iniziato delle collaborazioni con l’Università degli Studi di Bologna e le sue sedi distaccate nel territorio regionale. Inoltre, abbiamo sottoscritto un protocollo con Appennino Slow per la promozione del turismo lento, con ChefToChef Emilia-Romgna Cuochi, che è un’associazione di ristoratori di qualità, e con la rete regionale degli istituti alberghieri, che potranno essere i portavoce dei nostri principi attraverso il loro lavoro. Poche settimane fa siamo riusciti a realizzare un primo 'gemellaggio interregionale' tra due istituti alberghieri, quello di Cervia e quello di Monteserrato, in Sardegna, per lavorare insieme, scambiarsi conoscenze e tradizioni gastronomiche e culturali."
Ultimo aggiornamento: 05-06-2026, 11:41
foto N. Marzo
