Grafiosi dell'olmo
La grafiosi dell’olmo è una malattia causata da funghi del genere Ophiostoma (O. ulmi e O. novo‑ulmi) ed è considerata la più grave avversità a carico degli olmi, in grado di determinare il rapido deperimento e la morte anche di esemplari adulti di grandi dimensioni.
La maggior parte delle specie di Ulmus risulta suscettibile alla malattia; in particolare sono gravemente colpite l’Olmo americano (Ulmus americana), l’Olmo europeo (Ulmus laevis) e l’Olmo campestre (Ulmus minor).
Scheda tecnica
Ophiostoma ulmi, patogeno originario dell’Asia, è responsabile della malattia nota a livello internazionale come “Dutch elm disease”, denominazione derivante dal primo studio scientifico di rilievo pubblicato nel 1921 nei Paesi Bassi. Il primo ritrovamento europeo documentato risale tuttavia al 1917 in Francia, dove la malattia venne descritta come “graphiose de l’orme”, in riferimento alle tipiche striature scure osservabili nel legno degli alberi colpiti.
Nel 1967 è stata segnalata in Europa una seconda specie, Ophiostoma novo‑ulmi, caratterizzata da una virulenza nettamente superiore. Questo patogeno è stato responsabile, nell’arco di pochi decenni, della morte di milioni di olmi.
In Italia la grafiosi è oggi diffusa su tutto il territorio nazionale e ha determinato perdite significative degli olmi che un tempo caratterizzavano il paesaggio rurale e urbano.
La grafiosi può diffondersi da un esemplare infetto a uno sano attraverso diverse modalità:
- anastomosi radicale, che consente il passaggio del patogeno tra apparati radicali contigui;
- attrezzi di potatura non disinfettati, che veicolano meccanicamente il patogeno;
- insetti trasportatori, principalmente scolitidi della corteccia appartenenti ai generi Scolytus e Pteleobius, che compiono parte del loro ciclo biologico sotto la corteccia degli olmi.
L’attività di questi insetti determina la formazione di caratteristiche gallerie sottocorticali, osservabili anche su piante morte da tempo.
È stato osservato che gli insetti vettori mostrano una preferenza per piante già deperienti o stressate, evidenziando come lo stato fisiologico dell’ospite e le condizioni ambientali giochino un ruolo determinante nell’insorgenza e nella diffusione della malattia.
Gli olmi a sviluppo arbustivo, privi di un fusto con tessuti legnosi ben differenziati, risultano generalmente poco attrattivi per i vettori e tendono a sfuggire all’infezione. Analogamente, alcune specie come l’Olmo siberiano (Ulmus pumila) risultano meno attrattive per gli insetti e manifestano una maggiore capacità di sopravvivenza rispetto alle specie autoctone.
Una volta penetrato nell’ospite, il patogeno si diffonde rapidamente all’interno dei vasi xilematici, ostacolando la traslocazione di acqua e nutrienti. La conseguente necrosi dei vasi, accompagnata da un caratteristico imbrunimento dei tessuti legnosi visibile in sezione, e la risposta difensiva della pianta (occlusione dei vasi tramite tilosi e gommosi) determinano la comparsa dei sintomi nella parte aerea.
La sintomatologia in chioma, quando evidente, indica generalmente uno stadio avanzato della malattia e comprende clorosi e necrosi fogliare, disseccamenti settoriali delle branche, defogliazione e, nella maggior parte dei casi, la morte della pianta. Qualora l’infezione avvenga in primavera, l’evoluzione può essere particolarmente rapida e portare alla morte dell’olmo nel giro di poche settimane.
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La difesa
Ad oggi non sono disponibili metodi curativi realmente efficaci in grado di eliminare il patogeno una volta che l’infezione è in atto. La gestione della grafiosi dell’olmo si basa pertanto su una strategia esclusivamente preventiva, che comprende:
- il mantenimento di un buono stato vegetativo delle piante, riducendo gli stress ed evitando interventi drastici o non necessari;
- la scrupolosa disinfezione degli attrezzi utilizzati per le operazioni di potatura e manutenzione;
- l’impiego di specie e varietà di olmo resistenti o tolleranti alla grafiosi.
A chi rivolgersi
Settore Fitosanitario e difesa delle produzioni
